Il giro palla ipnotico l’abbiamo visto: siamo a posto così, grazie

Non mi era mai capitato di assistere una partita che fosse tanto diversa dalle statistiche che la descrivono. Guardate i numeri di Sampdoria – Spezia, per favore: 17 tiri dello Spezia contro 7 della Samp, 71% di possesso palla per i bianchi, 8 calci d’angolo a zero. In tutte le partite del mondo, numeri simili corrispondono a una bella vittoria: tutte tranne Samp-Spezia vinta, con merito, dai blucerchiati.

Facciamo finta che non abbiate visto la partita: “Perché dici che la Sampdoria ha vinto con merito se ha calciato meno in porta, tenuto meno il pallone e non ha mai battuto un calcio d’angolo”? A questa domanda la risposta è semplice: perché la Samp ha fatto due gol, ha sfiorato il terzo colpendo una traversa, mentre lo Spezia non ha creato alcun pericolo al portiere avversario. Se Audero fosse rimasto negli spogliatoi il risultato non sarebbe cambiato di una virgola.

Molto più difficile è capire perché sia successa una cosa simile: come ha fatto lo Spezia a tenere così tanto il pallone e non costruire nessuna vera occasione da gol? Qualche idea me la sono fatta ma restano scarabocchi su un foglio bianco. Un problema può essere la mancanza di un centravanti di peso, uno, per esempio, alla Nzola: so benissimo che Mbala è un nostro giocatore e ieri ha pure giocato uno spezzone di partita, la questione è che per il momento manca il ‘vero’ Nzola, quel giocatore fisicamente strabordante e tatticamente perfetto che può essere il finalizzatore della mole di gioco. Non solo, uno come lui sarebbe perfetto anche per aprire le difese avversarie e favorire l’inserimento di esterni e fantasisti, quelli che, venerdì sera, sono andati regolarmente a sbattere contro il muraglione eretto da D’Aversa. Il nostro è un attacco leggero, impalpabile: durante la partita si è avuta l’impressione che si potesse far girare il pallone per giorni interi senza trovare la via del gol. Fino al bel tiro di Verde.

Ah già, Verde: a leggere i commenti sui social network pare che le ragioni della sconfitta di Marassi siano da ricercarsi esclusivamente nella scelta di Thiago Motta di farlo partire dalla panchina. Critiche del genere mi sembrano irricevibili, che è l’espressione con cui i direttori respingono le belinate. O almeno credo. Non è di Verde che lo Spezia ha sentito la mancanza, di esterni, fantasisti e via etichettando abbiamo la rosa piena: ciò che è mancato è qualcuno che la buttasse dentro o che, in subordine, spiegasse ai compagni dove fosse la porta.

Quell’attaccante non può, per ora, essere Ray Manaj e mi dispiace: faccio il tifo per lui da quando era un ragazzino della Sampdoria, ritengo che abbia molte qualità ma al momento non è ancora all’altezza della categoria in cui gioca. Non è un dramma: il calcio è pieno di ragazzi con del potenziale ma senza la capacità di esprimerlo. Spero non sia il suo caso ma il rischio è alto: ormai ha 24 anni e il suo record di reti è 6 in B spagnola con l’Albacete e 8 nella C iberica con la seconda squadra del Barcellona. La serie A è un’altra cosa.

C’è poi l’argomento più spinoso, almeno per me: il giro palla ossessivo e ipnotico, in altre parole il tiqui taca. Il Barcellona di Guardiola mi faceva schifo: ecco, l’ho detto. E se il Barcellona mi faceva schifo, provocando colate di latte dalle mie ginocchia ad ogni azione, come può pensare Thiago Motta che il suo Spezia possa piacermi, visto che almeno nei blaugrana c’erano fior di campioni? Ecco, appunto. Questo modo di giocare non mi piace, è lezioso, non serve a niente e a nessuno. Non porta punti, annoia, e serve solo per compilare delle statistiche assurde che uno a fine partita è costretto a chiedersi che cosa diavolo abbia visto. Basta passaggi a ragnatela come se quello fosse lo scopo del calcio: andiamo dritti verso la porta, puntiamo l’avversario e tiriamo anche da lontano, buttiamo in mezzo qualche pallone e proviamo a girarlo verso la rete. Non importa se sbagliamo e se perdiamo: almeno uno ci prova.

Ecco, e allora proviamoci a partire dalla prossima partita. Di cui non parlerò nemmeno sotto tortura: è la madre di tutte le sfide e da sola vale un pezzo del campionato. Cerchiamo, stavolta, di farci trovare pronti. E basta passaggi inutili: TIRATE IN PORTA!

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