Chiedimi se sono felice…

Prima di scrivere il pezzo post Spezia-Juventus mi sono concesso un giorno extra: volevo cercare di capire se la partita giocata testa a testa con una delle squadre più forti del campionato fosse da considerare positivamente oppure no. La domanda è: giocare bene, a tratti benissimo e poi perdere, è una cosa buona? E’ una dimostrazione di forza e qualità o è un segnale negativo? Se giochiamo bene e perdiamo cosa succederà quando giocheremo male?

Spezia-Juve è stata comunque una festa: per noi vedere Dybala e Chiesa, Allegri e Bonucci sul prato del Picco per una partita ufficiale, per di più in serie A, è un evento che riempie d’orgoglio. E la festa sarebbe potuta essere completa, direi un trionfo, se avessimo raccolto ciò che avremmo meritato, cioè almeno un punto. Ma tant’è, trangugiamo l’amaro calice provando a descrivere ciò che ha funzionato e ciò che ancora resta da migliorare.

Iniziamo dal gioco: la squadra pratica un calcio fluido, divertente, a tratti pericoloso. Dello Spezia di Vincenzo Italiano è rimasta la voglia di giocarsela in ogni istante senza però, e questa è un’evoluzione molto positiva, quella tendenza ossessiva all’assalto a ogni costo alla porta avversario. Lo Spezia di Thiago Motta è bello ed equilibrato. Buono, anzi buonissimo, è l’apporto dei nuovi giocatori: Antiste è un talento e non lo abbiamo scoperto mercoledì, Amien si è speso fino all’ultima goccia di energia, Bourabia è una bella conferma. E poi i ‘vecchi’, con un anno in più d’esperienza e tanta qualità: Bastoni sembra arrivato alla svolta della carriera, Maggiore è una certezza, Gyasi un vero attaccante da serie A. Se a questi aggiungiamo la quota di ragazzi che sono ancora da scoprire e valorizzare, Manaj, Salcedo, Strelec e Nzola, che necessita di un po’ di tempo extra per recuperare, il quadro si fa davvero interessante.

Ma ci sono anche degli aspetti negativi. Il primo, la tenuta difensiva: il secondo e il terzo gol della Juventus non sono una dimostrazione di qualità degli avversari ma un pericoloso calo di attenzione del pacchetto arretrato. In serie A non si possono prendere i gol come se si stesse giocando a rugby, lasciando gli attaccanti venire fuori da una mischia, né è accettabile lasciare un avversario tutto solo, libero di calciare a pochi metri dalla porta. Qui non è un problema di piazzamento, non siamo di fronte ai clamorosi contropiede che la difesa di Italiano, schierata a centrocampo, si trovava spesso a concedere: questo Spezia prende gol con la difesa piazzata e non è la prima volta. C’è poi un secondo aspetto che mi pare essere di natura mentale. Cagliari, dal doppio vantaggio a 2-2 in pochi minuti e da li il rischio di subire ancora, con la squadra inebetita; a Roma nessuna capacità di reazione dopo il primo gol della Lazio. A Venezia, con la partita in assoluto controllo, basta un gol casuale per cambiare completamente la direzione della partita, passata a quel punto totalmente nelle mani degli avversari (fino alla salvifica prodezza di Bourabia). E con la Juve è accaduta la stessa cosa: dal dominio assoluto che dopo il 2-1 avrebbe potuto regalarci il tris, al terrore negli occhi della squadra dopo il 2-2 juventino. Insomma, c’è qualcosa di psicologico su cui Motta è chiamato a lavorare.

Dunque bisogna essere contenti o preoccupati? Ancora una volta chiudo un pezzo del mio blog senza avventurarmi nella risposta. Semplicemente, ancora non lo so. Ma una cosa mi sembra già abbastanza chiara: la rosa è di buona qualità, l’allenatore ha belle idee e le sa applicare. Trovare tre squadre da mettere dietro le nostre spalle, dunque, non è una missione impossibile. Proibitiva è, invece, la prossima partita: il Milan è già caduto al Picco una volta ma ripetersi non sarà per niente facile. I rossoneri giocano benissimo e saranno un cliente forse ancora più duro della Juve. Per fortuna non sono queste le partite in cui cercare i punti per salvarsi.

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