Basta disfattismi, la squadra c’è e lotta insieme a noi

Devo confessarlo, io il disfattismo delle scorse settimane non lo capivo. Non capivo i processi a Thiago Motta, non trovavo il nesso tra la situazione che stavamo vivendo e i nomi di possibili nuovi allenatori, non comprendevo la ragione di un de profundis cantato, da più parti, con molta convinzione.

Non ero allineato perché, semplicemente, non mi sembrava che lo Spezia, questo Spezia, costruito guardando più al futuro che al presente, fosse una squadra alla deriva. La sconfitta di Verona, seppure ampia nelle proporzioni, mi sembrava la naturale conseguenza di una serie infinita di assenze, non ci trovavo i segni di un crollo emotivo e strutturale del progetto impostato la scorsa estate.

E la conferma che il mio modo di pensare era quello giusto è arrivata ieri con la Salernitana: lasciando stare il risultato, che per fortuna ci sorride, la prestazione, lo spirito di squadra e la buona qualità dell’allenatore si sono mostrate in tutta la loro evidenza. Con un avversario alla portata e, pure, con tante assenze ancora da contare, si è visto un bello Spezia, quello che mi aspettavo di vedere.

E’ chiaro che la stagione sarà lunga e difficile così come è certo che ci capiterà di perdere molto più spesso di quanto non vorremmo, ma è anche palese che questa squadra abbia le caratteristiche giuste per provare a salvarsi. E’ giovane, talentuosa, inesperta: è fatta di tanti ragazzi che non hanno mai provato l’ebbrezza di un massimo campionato ma è stata costruita sotto lo sguardo intelligente di Riccardo Pecini, un uomo di calcio che conosce i calciatori. Anche, forse soprattutto, quelli che non conosce nessuno.

Ed è così, puntando sul gioco, infondendo coraggio e lavorando sulla crescita dei giovani, che lo Spezia deve provare a conquistarsi la salvezza: con il mercato chiuso, e per noi chissà fino a quando lo sarà, non saranno gli Iachini o i Giampaolo a portarci in acque sicure. Sono allenatori preparati, con importanti carriere alle spalle, ma non mi sembrano adatti a mettere le mani nella creatura che è stata affidata a Thiago Motta. Quei nomi, se ingaggiati d’estate, avrebbero forse chiesto e ottenuto qualche pezzo d’esperienza in più e qualche scommessa in meno ma, arrivati all’oggi, mi pare improbabile che la loro mentalità sia compatibile con la nostra.

Thiago Motta, invece, è calato nella realtà Spezia alla perfezione. Non fraintendetemi, anche io resto talvolta perplesso da alcune scelte ma non si può negare che spesso le più assurde siano anche le più geniali: pensate a Gyasi terzino, una follia, diciamocelo pure, eppure ha funzionato. Il povero Emmanuel non ha passato un pomeriggio facile però si è messo a disposizione con un’abnegazione che svela i dettagli di un rapporto con l’allenatore che deve per forza essere splendido.

Non solo, quando ieri la partita è cambiata a nostro favore, Thiago Motta ha avuto il coraggio di premere sull’acceleratore: ha imbottito la squadra di attaccanti e non ha avuto paura di perdere, ottenendo in cambio un’importantissima vittoria.

Tra le tante considerazioni ce n’è un’altra che mi riempie di fiducia, la capacità di affrontare con il giusto piglio le squadre che sono al nostro stesso livello: sono gli scontri diretti a fare la differenza in un campionato così compartimentato, avere battuto Venezia, Salernitana e aver pareggiato a Cagliari sono tre bellissimi segnali. Peccato essere andati a Verona, squadra che potrebbe restare nel nostro lotto fino in fondo, con la rosa completamente disastrata.

Ora il doppio derby: prima la Sampdoria a Marassi e poi il Genoa al Picco. Passo dopo passo, la salvezza si conquista con la calma e la lucidità: saranno partite difficili ma non impossibili, se le giochiamo con la stessa determinazione di ieri ci sarà da divertirsi.

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