Così non va e la fiducia in Thiago Motta non può essere infinita

“Giù quelle mani, mi raccomando”! E quello che ho gridato, sul divano davanti alla tv, poco prima che Arnautovic battesse quella maledetta punizione: non so se ho portato sfiga o se la colpa sia della dabbenaggine di Nzola ma propendo, anche per una forma di autoprotezione, per la seconda ipotesi.

E’ forse troppo generoso pensare che la sconfitta contro il Bologna sia tutta li, in quella tremenda ingenuità del nostro bomber, fino a quel momento, peraltro, migliore in campo: però è vero che i campionati si decidono, quando sei dentro una lotta serrata, con la cura dei dettagli. Vale per le grandi squadre, vale per le piccole impelagate nella lotta per non retrocedere. Vale anche per noi, dunque, e quell’errore vale il triplo di ogni buona giocata.

E’ però vero che Spezia-Bologna è stata anche una delle partite più brutte che io abbia visto in questo campionato: è stata colpa, ne sono convinto, di entrambe le squadre, quindi anche colpa dello Spezia. E non è vero, almeno è questa la mia opinione, che gli emiliani abbiano meritato di vincere perché hanno colpito tre pali: i legni, si diceva un tempo parafrasando il vecchio Vuja, sono fatti per essere colpiti, e poi c’è palo e palo. Quelli colpiti dal Bologna, tutte e tre, sono arrivati con conclusioni che non erano destinate al gol, erano, per farla breve, più fuori che palo.

Però abbiamo perso, una sconfitta maturata in casa contro una squadra abbordabile e questo, con il calendario che ci aspetta (a partire dall’impossibile gita a San Siro di domani sera) è una guaio serio.

Sconfitti anche, forse soprattutto, da due aspetti che non stanno migliorando e rischiano, alla lunga, di essere la nostra condanna. Il primo è la fase difensiva: non c’è verso, restiamo, anche quando subiamo un solo gol e per di più su rigore, la peggior difesa del campionato. Il problema riguarda sia l’atteggiamento tattico della squadra, spesso troppo sbilanciata per difendere con profitto il proprio portiere, sia per delle gravi sbadataggini individuali: il primo palo colpito dal Bologna, per esempio, è il frutto di una colossale dormita di Nikolaou che sembrava immerso in pensieri tutti suoi invece che preoccuparsi dei movimenti dell’avversario.

Il secondo problema è di ordine tattico, un argomento che cerco sempre di evitare perché conduce a ragionamenti che mi sorpassano dal punto di vista delle mie competenze ma che, in relazione a Thiago Motta, mi sembra troppo evidente per essere taciuto. Non sembra anche a voi che l’allenatore dello Spezia cerchi di fare tutto il possibile per sembrare bizzarro? Voglio dire: schierare un centrocampo a tre con, nell’ordine, una specie di trequartista (Kovalenko), una mezz’ala (Maggiore) e un terzino sinistro (Bastoni) non vi sembra un’idea bizzarra? Una volta trovata a una sorta di quadratura con Sala regista (che non sarà del tutto il suo ruolo ma si è dimostrato bravo) perché non perseguire quella strada? Perché sperimentare nella partita in cui non puoi prenderti il lusso di sbagliare? Perché non riservare le prove agli allenamenti o, in subordine, alle partite con coefficiente di difficoltà smisurato come quella di domani a Milano? E’ una domanda che mi ronza da un bel pezzo e che mi sembra un po’ il nocciolo dei limiti di Thiago.

Con lui, questo è certo, anche Pecini è chiamato a rispondere della costruzione della squadra che, in quel reparto, mi sembra comunque mal concepita: possibile che tra tutti i giovani talenti che si sono valutati durante l’estate non ce ne fossero un paio capaci di giocare in mezzo al campo? Lasciamo perdere i miei voli pindarici, cioè l’acquisto di qualche uomo di maggiore esperienza, anche tra i giovanissimi non c’era proprio nessuno che fosse in grado di svolgere adeguatamente quel ruolo?

Proviamo a voltare pagina, sperando che la giostra della fortuna possa girare un po’ dalla nostra parte. Da qui alla fine del girone ci sono Inter, Roma e Napoli in trasferta (mancano solo il Real Madrid e Godzilla…) e Sassuolo ed Empoli in casa (difficile la prima, complicata la seconda). Se dovessimo fare la tabellina, quelle che di solito si sbagliano, si potrebbe sperare di girare a 15 punti (un pareggio e una vittoria in casa e tre sconfitte in trasferta): sarebbe un bottino magrissimo che dovrebbe portarci nelle tre di fondo nel campionato d’inverno. Una brutta situazione, inutile negarlo. Bisogna quindi guardare alle 5 gare che ci restano con un po’ di lucida follia, sperando di trovare qualche colpo insperato: magari Napoli, come l’anno scorso, o Roma. E’ più impossibile che molto difficile ma, arrivati a questo punto, non vedo alternative al tenere le dita incrociate. Finito questo ciclo, in vista della pausa natalizia e delle sfide con Verona e Genoa a inizio gennaio, bisognerà tirare le somme e, se sarà necessario, arrivare ai saluti con Thiago Motta: sono stato suo strenuo difensore finora ma, questo dev’essere chiaro, prima di lasciare la serie A dobbiamo averle provate tutte, anche a cercare un nuovo allenatore e, se sarà necessario, anche mettere in rosa qualche vecchia cariatide svincolata. Qualche pezzo in giro c’è, potrebbe sempre far comodo.

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